
"Intelligenza artificiale" è diventato un termine ombrello che nella pratica quotidiana del RUP genera più confusione che chiarezza.
Capire la differenza tra AI generativa e AI predittiva aiuta a valutare con occhio critico gli strumenti che vengono proposti agli uffici gare, evitando sia l'entusiasmo acritico sia il rifiuto per principio.
La distinzione tecnica può sembrare banale ma ha conseguenze molto pratiche su cosa aspettarsi davvero da uno strumento.
L'AI predittiva lavora su dati storici per stimare un valore o classificare un caso: individuare il rischio di anomalie in un'offerta, stimare la durata media di una fase istruttoria, segnalare pratiche che si discostano dagli standard. È lo strumento giusto quando serve un numero o un allarme.
Il suo limite principale è la qualità e la quantità dei dati storici su cui si basa. Con pochi casi pregressi, o con dati poco omogenei tra loro, le stime perdono affidabilità, ed è per questo che i risultati vanno sempre trattati come un segnale da verificare.
L'AI generativa - quella dei modelli linguistici come quello alla base di AssistenteRUP - produce testo, come la sintesi di un capitolato di cento pagine o la risposta a un quesito normativo articolato incrociando più fonti. È lo strumento giusto quando il collo di bottiglia è il tempo di scrittura o di lettura.
Anche qui vale un principio di cautela: un testo generato va sempre letto e verificato, specie quando riporta riferimenti normativi puntuali, perché la responsabilità di quanto viene firmato resta del RUP.
Molti dei fraintendimenti nascono da un'aspettativa sbagliata: pensare che uno strumento AI possa sostituire la valutazione discrezionale del RUP su un caso specifico.
Non è così, né per l'AI generativa né per quella predittiva.
Il valore sta nel ridurre il tempo speso a cercare, scrivere e verificare informazioni. Un buon modo per valutare uno strumento proposto in ufficio è proprio chiedersi: "questo output è pensato per essere verificato da me, o per essere usato così com'è?" - se la risposta è la seconda, è un campanello d'allarme.
Nella pratica commerciale i due tipi di AI vengono spesso presentati con lo stesso linguaggio entusiastico ed è facile confondersi.
Alcune domande aiutano a capire cosa si ha davvero di fronte.
Lo strumento restituisce un testo o un numero/una classificazione? Su quali dati è stato addestrato o su quali documenti lavora? È possibile vedere la fonte da cui uno specifico output è stato generato? Chi propone lo strumento sa rispondere con precisione a queste domande, o si limita a formule generiche sull'intelligenza artificiale?
Nel quotidiano di un ufficio gare il valore immediato viene soprattutto dall'AI generativa applicata a compiti che richiedono tempo ma non sempre discrezionalità elevata: prima bozza di un verbale, estrazione dei punti chiave da un regolamento interno, ricerca di precedenti su un quesito specifico.
La componente predittiva - individuazione di anomalie, benchmark di prezzo - è utile ma richiede dataset più maturi e va trattata come segnale da verificare.
Qualunque sia il tipo di AI utilizzato, il principio guida resta lo stesso: l'output è un supporto, la responsabilità della decisione resta del RUP.
È per questo che AssistenteRUP è progettato per generare suggerimenti da verificare e personalizzare e non si sostituirà mail al RUP - un impianto coerente con le indicazioni emerse anche dal confronto ANAC sull'uso dell'AI negli appalti.
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