
Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare i decreti legislativi attuativi della legge italiana sull'intelligenza artificiale (legge 23 settembre 2025, n. 132). Si tratta di un passaggio importante perché completa il quadro normativo nazionale e ne coordina l'applicazione con l'AI Act europeo.
I decreti affrontano numerosi aspetti, dalla formazione alla responsabilità civile e penale, dall'utilizzo dell'IA nei rapporti di lavoro fino al suo impiego nei settori della sicurezza e della giustizia. Per chi opera nella Pubblica Amministrazione, uno dei temi più rilevanti riguarda però la formazione e lo sviluppo delle competenze.
Nel testo approvato dal Governo, l'intelligenza artificiale viene descritta come uno strumento in grado di contribuire alla semplificazione amministrativa, all'accelerazione dei procedimenti e al miglioramento dei servizi offerti a cittadini e imprese. Per questo motivo viene attribuito un ruolo centrale alla preparazione del personale pubblico.
I decreti prevedono infatti percorsi di alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale per i dipendenti pubblici, con l'obiettivo di diffondere una conoscenza di base delle opportunità e dei rischi connessi all'utilizzo di questi strumenti. Sono inoltre previsti percorsi di riqualificazione professionale per le attività maggiormente coinvolte dalla trasformazione digitale e iniziative di alta formazione rivolte a dirigenti, responsabili della transizione digitale e figure chiamate a governare il cambiamento organizzativo.
L'obiettivo dichiarato non è soltanto insegnare a utilizzare nuovi strumenti tecnologici. Il personale dovrà essere in grado di comprendere il funzionamento dei sistemi di IA, interpretarne correttamente gli output, riconoscerne limiti ed errori, valutare possibili distorsioni e garantire un'adeguata supervisione umana. Particolare attenzione viene inoltre riservata alla protezione dei dati, alla cybersicurezza e all'utilizzo responsabile delle informazioni trattate attraverso tali sistemi, a garanzia delle tutele di protezione dei dati personali, ma anche alla loro libera circolazione (Art. 1 GDPR).
Proprio il tema della supervisione umana rappresenta uno dei principi cardine dell'intero impianto normativo. Il Governo ribadisce più volte che l'intelligenza artificiale può supportare decisioni, attività e processi, ma non può sostituire la responsabilità delle persone.
Anche nella Pubblica Amministrazione, l'IA viene quindi concepita come un “copilota”, come uno strumento di supporto e non come un soggetto cui delegare decisioni amministrative, in piena attuazione del principio sancito dall’articolo 14 AI Act dello “Human oversight” che preferisce una partecipazione attiva all’interno della decisione automatizzata (“human-in-the-loop”) piuttosto che di semplice monitoraggio (“human-on-the-loop”).
Per i RUP, i dirigenti e i funzionari pubblici si tratta di un'indicazione importante. L'utilizzo di strumenti di IA per analizzare documentazione, sintetizzare informazioni, predisporre bozze o supportare attività istruttorie diventerà probabilmente sempre più diffuso. Rimarrà però indispensabile la capacità di verificare i risultati prodotti, valutarne l'affidabilità senza cadere nella trappola della “epistemia”, assumendosi la responsabilità delle decisioni adottate, il tutto nel rispetto delle normative nazionali ed europee sulla sicurezza e la sovranità dei dati.
I decreti sono ancora all'inizio del loro iter e dovranno essere esaminati dalle Commissioni parlamentari, dalla Conferenza delle Regioni e dalle Autorità competenti. Tuttavia, la direzione appare già chiara: l'intelligenza artificiale viene considerata una tecnologia destinata a entrare stabilmente nell'operatività della Pubblica Amministrazione. Per questo il legislatore pone l'accento non solo sulle competenze tecniche, ma anche sulla tutela dei dati, sulla cybersicurezza, sulla trasparenza e sulla responsabilità nell'utilizzo di questi strumenti. Una sfida che, ricoprendo l’intero ambito della attività della PA, richiederà uno sforzo di alfabetizzazione (AI Act, art. 4 “AI Literacy) da parte di tutte e tutti coloro che si troveranno ad utilizzare strumenti di intelligenza artificiale a rendere più efficiente, efficace ed economico la gestione della res publica.
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